Jam
Viaggio nella musica
Maggio 2003, Numero 93

Jazz
Vassilis Tsabropoulos
Akroasis
(ECM/Ducale)

Cinque inni bizantini tradizionalmente eseguiti nel periodo pasquale durante le cerimonie della Chiesa Ortodossa. Musica misteriosa, esoterica, rituale. Note sospese e spirituali, le cui trace si perdono nella notte dei tempi. “La loro semplicità espressiva mi ha portato a ricercare in questo antico materiale un’ essenza atemporale”, racconta Vassilis Tsabropoulos a proposito di “Akroasis”. È, questo, il suo secondo lavoro tergato ECM, dopo lo stupefacente esordio di “Achirana” in trio con John Marshall e Arild Andersen. Ed è anche il suo primo album solitario per la label di Manfred Eicher, segno di un’ attenzione non più occasionale del producer tedesco per la scena ellenica (si vedano, ad esempio, le colonne sonore di Eleni Karaindrou e il live di Savina Yannatou). Già alcuni mesi fa il trentasettene musicista Greco, originario di Atene, aveva dato alle stampe un piano solo pubbicato per una piccola etichetta indipendente italiana, che ne documentava un’ intensa performance live a Cremona. Ma qui le cose cambiano. E in meglio. È un repertorio, quello scelto, che brilla come la tessere di un mosaico policromo. Suoni delicate in equilibrio tra Oriente e Occidente, fluttuanti in una terra di confine dove la liturgia antica incontra la sensibilità contemproranea. Tra libertà (di variazione) e necessità (di rispetto del testo di partenza).
Un’ operazione che rimanda ai “Sacred Hymns” di Gurdjieff riletti da Keith Jarret anni or sono. O, in un altro contesto, al Garbarek di “Officium”. “Protegè” del grande Vladimiri Ashkenazy, un passato di interprete del repertorio eurocolto, Tsabropoulos è stato incoraggiato a lavorare sull’ improvvisazione da Chick Corea. Oggi non è solo una promessa, ma uno dei più interessanti e originali artisti europei. Come ha scritto il critico e musicista Ian Carr su “BBC Music Magazine”, biografo di Davis e Jarret, “è il primo pianista classico a suonare jazz con intelligenza e immaginazione”. E se lo dice lui…

Voto: 8
Prechè: è uno dei pochi, felici incontri tra classica, folk e improvvisazione, officiato da Tsabropoulos con maestria.

Ivo Franchi